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Green Economy: origini e sviluppi

La green economy è un concetto ufficialmente presente dalla fine degli anni ’80. È stato poi nominato numerosissime volte in conferenze e documenti volti a salvaguardare la salute del pianeta Terra.

In questo articolo vedremo cosa significa green economy e quali sono state le principali conferenze a sostegno di una economia più verde, con il supporto reciproco di ciascun Paese volto al raggiungimento di un solo obiettivo: salvare il Pianeta Blu.

green economy

Green Economy: definizione

Ad oggi non esiste una definizione ben precisa di green economy e per questo vedremo alcune definizioni per capire le sottili peculiarità che le accomunano.

Definizioni di Green Economy

Che cos’è la green economy? Il termine è composto da due parole inglesi: “green” ed “economy”. In inglese il termine green fa riferimento a tutto ciò che concerne le questioni e le pratiche ambientali; significa, quindi, non “verde” di per sé ma ampliandone il concetto e riferendolo all’ambiente, significa “pulito”, “sostenibile”, “non inquinato”, “ambientale”, “ecologico”.

Il termine, assieme alla parola economy, intesa come attività economica, secondo il dizionario Treccani, significa “sistema (economico) che garantisce un miglioramento del benessere degli esseri umani e dell’equità sociale e riduce allo stesso tempo i rischi ambientali e di scarsità delle risorse ecologiche”. Per il vocabolario Treccani, invece, dal punto di vista lessicale, significa “forma economica in cui gli investimenti pubblici e privati mirano a ridurre le emissioni di carbonio e l’inquinamento, ad aumentare l’efficienza energetica e delle risorse, a evitare la perdita di biodiversità e conservare l’ecosistema”.

Il termine venne usato per la prima volta da Barbier, Markandya, Pearce (1989) in un libro dove sostanzialmente si fanno incontrare economia, tutela dell’ambiente e contabilità, scritto in risposta al rapporto Brundtland o “Our Common Future”. Il libro fu pubblicato nel 1987 dalla Commissione mondiale per l’ambiente e lo sviluppo (Commissione Brundtland) per fare fronte urgentemente ai problemi del pianeta di natura ambientale, ormai evidenti, a causa dell’attività produttiva svolta dall’uomo.

green economy italia

Un sito la definisce come “un’economia il cui impatto ambientale sia contenuto entro dei limiti accettabili. Nella green economy svolgono un ruolo di primaria importanza la tecnologia e la conoscenza scientifica. Le fonti di energia tradizionali (di origine fossile) sono affiancate, se non sostituite, dalle fonti di energia alternative. In particolar modo, svolgono un ruolo di primaria importanza le energie rinnovabili, come ad esempio l’eolico, le biomasse, il solare, la geotermia, l’idroelettrico, ecc..” .

Nella rivista Energia, Ambiente e Innovazione, la green economy è “un’economia a basso tenore di carbonio, efficiente nell’utilizzo delle risorse e inclusiva dal punto di vista sociale. Il concetto di “capitale naturale” quale risorsa economica e fonte di benefici per le comunità locali riveste un ruolo centrale in questa definizione e nell’individuare un sentiero di sviluppo basato su una “crescita verde” che concili la dimensione economica e quella ambientale”.

La Green Economy Coalition (2011) afferma che l’economia verde è un’economia “che guida i flussi finanziari e di investimento, risanando il nostro ambiente” e “che distribuisce costi e benefici ambientali in modo equo per realizzare una società più equa e giusta”.

La Commissione Europea, nella Comunicazione n. 363 del 20 giugno 2011, definisce la green economy come “un’economia che genera crescita, crea lavoro e sradica la povertà investendo e salvaguardando le risorse del capitale naturale da cui dipende la sopravvivenza del nostro pianeta” e come “un’economia che genera crescita, crea posti di lavoro ed elimina la povertà, investendo nel capitale naturale, oltre a preservarlo, dal quale dipende la sopravvivenza a lungo termine del nostro pianeta”.

Mentre l’United Nations Environment Programme – UNEP (2011) definisce la green economy come qualcosa che “migliora il benessere umano e l’equità sociale, riducendo significativamente i rischi ambientali e le carenze relative al rispetto dell’ambiente”.

Secondo l’economista Alex Saer Saker (2014), l’economia verde è quella che permette all’azienda di generare valore equo nel corso del tempo, aumentare la prosperità delle comunità, senza esaurire le risorse naturali o degradare i servizi che gli ecosistemi ci forniscono. L’economia verde è un mezzo per raggiungere un triplo risultato dello sviluppo sostenibile: la crescita economica a lungo termine, la tutela dell’ambiente nel rispetto dei limiti del pianeta e l’inclusione sociale che riduce la povertà e fornisce opportunità per le persone”.

Un’ultima definizione è la seguente: la green economy è “l’insieme di tutte le attività economiche generate direttamente o indirettamente per la produzione di beni e servizi che aiutano a prevenire, ridurre o eliminare i fattori nocivi per l’ambiente. L’economia verde contribuisce allo sviluppo sostenibile, dove essa è concretamente implementata nell’attività economica. È anche uno dei fattori di equità sociale”.

Come potete notare c’è una miriade di definizioni con cui viene spiegata questa “nuova” economia o, meglio, modello economico; infatti, ancora oggi a livello internazionale non esiste un’unica definizione di green economy. Nonostante quasi tutte le definizioni guardino ad una visione di lungo termine circa il miglioramento delle condizioni di vita del pianeta e ad una maggiore equità nelle società, in alcune di esse per di più si parla di crescita o, più precisamente, di “crescita verde” che vedremo nel paragrafo successivo.

Un’ulteriore definizione e sviluppo di Green Economy: la “Crescita Verde”

L’OECD (Organisation for Economic Co-operation and Development) più che di green economy preferisce parlare di green growth, considerandoli concetti ben divisi ma complementari e diretti allo stesso scopo: un mondo ambientalmente più sano.

La crescita verde viene definita nel documento dell’OECD del 2011 sopracitato come una crescita che “promuove la crescita economica e lo sviluppo, garantendo nel contempo che le risorse naturali continuino a fornire risorse e servizi ambientali su cui si basa il nostro benessere. Per fare questo si devono catalizzare investimenti e innovazione, che sosterranno una crescita duratura e daranno luogo a nuove opportunità economiche”.

L’OECD ha voluto mettere a punto dei documenti per poter aiutare i paesi di tutto il mondo ad intraprendere la strada per una crescita economica che sia amica dell’ambiente in vista dei danni che il pianeta ha subito negli ultimi decenni a seguito di un eccessivo sfruttamento delle risorse e di un loro cattivo utilizzo; questo ha portato all’inquinamento di aria, acqua, terreni e di riflesso a danni gravi sulla salute di animali e uomini.

Per questo motivo, l’OECD ha evidenziato più volte il fatto che i paesi non possono più permettersi di produrre e crescere impattando in modo negativo sul pianeta, stilando così quattro gruppi di indicatori-guida per non tralasciare nessuno degli aspetti caratteristici della crescita verde, nonché per essere usati a livello internazionale da qualsiasi impresa, grazie alla loro flessibilità, al fine di valutare il loro grado di raggiungimento di “green”:

1) la produttività dell’ambiente e delle risorse;

2) le attività economiche ed ambientali

3) la qualità ambientale della vita;

4) le opportunità economiche e le risposte politiche alla crescita verde.

Lo sviluppo della Green Economy: la Blue Economy

Dal concetto di green economy è nato un nuovo concetto (che non è una sua branca) che punta a far incontrare la sostenibilità ambientale con la realizzazione di profitto da parte dell’organizzazione, relazione non del tutto esplicitata nelle varie definizioni già analizzate.

La Blue Economy

La blue economy completa il concetto di green economy e ne diventa uno sviluppo avanzato, con l’obiettivo di utilizzare e non di sprecare qualsiasi tipo di scarto naturale reinserendolo in natura come materia prima e di creare nuovi posti di lavoro nonché realizzare prodotti di alta qualità ad un prezzo che sia conveniente per tutti.

È nata dall’economista belga Gunter Pauli che supera, dimostrandone i limiti, sia la red economy, che rappresenta il sistema economico tradizionale che pensa solamente alla massimizzazione del profitto non considerando la modalità del conseguimento, sia la green economy criticata per il fatto di essere costosa sia per le imprese che devono così aumentare i prezzi dei loro prodotti sia per i consumatori che li devono acquistare e tentando così di superare un’economia non accessibile a tutti.

La blue economy cerca anche di risolvere i problemi della green economy circa la creazione di energia tramite pannelli solari e pale eoliche fortemente antiestetici, per cui sono stati necessari ettari ed ettari di terreno tolti alla coltivazione ed inoltre, mentre la green economy ha l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2, la blue economy vuole azzerarli utilizzando le risorse naturali e riutilizzando gli sprechi che in tal modo sarebbero completamente eliminati. In questo modo le aziende non devono fare ulteriori investimenti ma generare maggiore redditività grazie ai risparmi ottenuti.

Da dove prende spunto il concetto di Blue Economy?

Il concetto di blue economy si lega a quello della biomimesi, la materia che studia gli esseri viventi per imitarne le attività o utilizzarli come spunto per migliorare attività, materiali, tecniche umane e, nel caso delle imprese, metodi di produzione o migliorie a quelli già implementati. La parola proviene dal greco: vita (da bios) e imitazione (da mimesis) ed è usata in molte discipline come l’architettura, il design, l’ingegneria, la medicina, l’informatica, l’economia e tante altre.

Per far capire meglio il concetto di blue economy si riprenderà uno dei tanti esempi citati proprio nel primo libro dell’inventore della “Blue Economy” del 2010, riguardante le piantagioni di caffè in Colombia, in Zimbabwe, in America e in Germania i cui scarti vengono utilizzati nelle coltivazioni di funghi.

Il colore blu è stato preso dal colore della terra vista dalle navicelle spaziali e dai suoi sistemi vegetali e animali da cui l’uomo dovrebbe prendere spunto per trovare nuovi modi di produrre e usare materiali che la terra già offre naturalmente.

Un esempio è dato dalla sostanza prodotta dai mitili (molluschi bivalvi), usata per meglio attaccarsi alla rocce senza essere portati via dalle onde, riutilizzata poi da studiosi per la produzione di colla commerciabile.

Altro esempio è un telefonino senza batteria che sfrutta le variazioni di temperatura corporea umana con l’oggetto, ispiratosi al meccanismo di pompaggio del cuore delle balene a bassissimo consumo energetico oppure, sempre dalle balene, potrebbe essere ripreso il loro meccanismo di produzione di compressione d’aria a basso consumo energetico che gli permette di spostare litri di acqua ogni giorno.

Dal concetto di blue economy è nato quello di blue thinking o blue innnovation cioè innovare attraverso la trasformazione, coniato da Bob Isherwood, ex direttore creativo Saatchi & Saatchi.

SiWeGO: come può contribuire il mondo dei trasporti alla realizzazione di obiettivi di Green Economy?

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Il settore dei trasporti è ad oggi uno dei tanti settori che contribuiscono all’inquinamento ambientale. Startup innovative e sostenibili, come SiWeGO, possono dare una svolta all’economia verde e soprattutto alla cultura “quotidiana” di tutti i cittadini. La sharing economy sarà senza dubbio l’economia del futuro che aiuterà a combattere il cambiamento climatico grazie ad una massizzazione di tempo e, in questo caso, di tragitti effettuati. Inoltre cambierà in qualche maniera la nostra cultura sull’ambiente, come già sta avvenendo ora, con piccoli accorgimenti quotidiani a cui fare attenzione.

Se anche tu vuoi contribuire all’attività di SiWeGO e soprattutto al benessere della Terra, ti invitiamo ad usare e scaricare la nostra app cliccando il bottone qui sotto! 😉


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